Da Partecipa.
PROGRAMMA INTEGRATO D’INTERVENTO (PII) DEL 04/02/2009 IN VIA RAVAGLIOLI PER COSTRUZIONE CASA DELLA SALUTE E PROSPICIENTE CONDOMINIO AD USO RESIDENZIALE (20-25 appartamenti) E COMMERCIALE, QUEST’ULTIMO EDIFICABILE CON VARIANTE AL PRG VIGENTE DA ZONA G (per attrezzature pubbliche) A ZONA B5 DI COMPLETAMENTO RESIDENZIALE (vd. allegato grafico), VARIANTE DA ADOTTARE CONTESTUALMENTE ALL’ADOZIONE DEL PII
Il Consiglio Comunale del 29/01/2009 ha deciso all’unanimità di rinviare il dibattimento sul tema in oggetto e la relativa adozione alla prossima seduta di Consiglio Comunale.
Occorre verificare:
1. la regolarità procedurale dell’iter della variante;
2. la regolarità tecnica del PII;
3. la validità politica di tale scelta urbanistica.
Quanto al punto 1), dai primi elementi acquisiti sulla base delle leggi vigenti nazionali e regionali, la redazione di un PII è consentita e fattibile sotto il profilo amministrativo e urbanistico. Rimane l’incognita del bando comunale di gara per la scelta del soggetto attuatore, che sarà necessariamente privato.
Queste sono le perplessità :
* tale bando conterrà tutte le garanzie a tutela dell’interesse pubblico?
* Il soggetto privato avrà le capacità imprenditoriali e le risorse finanziarie per portare a termine in tempi ragionevoli tuta l’operazione edilizia?
* Potrà pesare in senso negativo la grave crisi economica e finanziaria in atto?
Quanto al punto 2), il PII riduce la quantità degli standards urbanistici nella lottizzazione, approvati negli anni ’80 a condizione che le zone per attrezzatura pubbliche (zone a verde e per fabbricati pubblici) fossero mantenute tali. Scorrettamente, a mio avviso, il PII motiva tali riduzioni nel contesto generali delle zone G di Castrocaro e non nel contesto della lottizzazione. Nel contesto generale, infatti, lo standard è rispettato; non così nel contesto della lottizzazione.
E’ però da sottolineare che deve per forza valere il contesto della lottizzazione. Altrimenti, tale PII costituirebbe un precedente in base al quale anche altre zone G potrebbero essere variate ed edificabili. Mi risulta che alcuni albergatori, in passato, abbiano ricevuto un rifiuto a loro analoghe richieste. Ora, quello che si è negato al privato, il pubblico può concederlo.
Quanto al punto 3), l’interesse privato appare nettamente superiore a quello pubblico (con conseguente depauperamento del patrimonio pubblico). A fronte di una relativamente limitata spesa per la Casa della Salute, ci sarebbe un elevato profitto per il privato, tenuto conto che il lotto non verrebbe venduto, ma regalato.
Le risorse finanziarie per la Casa della Salute potrebbero essere acquisite in modo autonomo dal Comune con la vendita di n. 9 lotti della lottizzazione Bucanera (in cui esiste in proposito un accordo pubblico-privato) o con la vendita dell’immobile in cui precedentemente era ubicato il CUP e gli ambulatori di igiene pubblica. Inoltre, potrebbe essere contratto un mutuo a interesse zero, da restituire con gli importi degli affitti ai medici privati titolari degli ambulatori all’interno della Casa della Salute.
Nella relazione tecnica a pag. 1 il tecnico incaricato afferma che "la riqualificazione urbana del comparto è, contestualmente alla realizzazione del Centro della Salute, obiettivo primario dell’Amministrazione comunale."
A pag. 2 viene meglio precisato il concetto di riqualificazione urbana applicato al caso in esame. Il tecnico afferma: "… l’impianto urbano è indifferenziato, privo di un centro e di spazi pubblici qualificati, La presenza di vasti spazi in edificati interni al comparto, posti a separazione dei due blocchi insediativi di Via Cantarelli e Via Favelli, conferisce all'area un aspetto 'periferico': il verde pubblico, anche se soggetto a periodica manutenzione, è scarsamente caratterizzato ed in parte sottoutilizzato, data anche l’estrema vicinanza di attrezzature di più grandi dimensioni (verde sportivo e parco fluviale)."
Tutto l'insieme delle suddette considerazioni appare pretestuoso, in quanto, a mio avviso, la lottizzazione non ha alcun bisogno di essere riqualificata, innanzitutto perché gli spazi pubblici qualificati ci sono eccome: l’impianto sportivo di Via Battanni e il parco fluviale, spazi verdi che danno respiro ai lotti edificati, ma non solo. Vicinissima è viale Marconi e la stessa via Cantarelli, con i suoi negozi e servizi, nonché il Conad e le Terme.
Non c’è alcun bisogno della cosiddetta "riqualificazione urbana", la quale peraltro è ben caratterizzata dalla L.R. 19 del 03/07/98. All’art. 2 essa evidenzia un riferimento preciso a situazioni di degrado edilizio urbanistico ambientale, economico, sociale e funzionale, per rimediare al quale occorre la riqualificazione urbana dei siti interessati.
Nel nostro caso non ci troviamo assolutamente in alcuna delle suddette situazioni.
All’art. 3 della L.R. 19/98 viene chiarito che "l’Amministrazione comunale promuove il coinvolgimento degli operatori pubblici e privati nella predisposizione e nella attuazione (quindi non solo attuazione, come invece afferma la proposta di delibera a pag. 4 punto 3 ndr) del programma di riqualificazione attraverso concorso pubblico aperto a tutti i soggetti interessati …", i quali devono presentare "il progetto preliminare degli interventi pubblici e privati che il soggetto si dichiari disposto a realizzare"
Quindi, ammesso e non concesso che ci troviamo in una situazione di degrado cui occorra porre rimedio, la procedura non è quella in cui il Comune cala dall’alto una sua ipotesi di progetto, bensì quella in cui il Comune apre un concorso di idee con la partecipazione di più soggetti privati fin dalla fase di progettazione.
La proposta di delibera, al contrario, ipotizza un bando solo per la fase di attuazione.
Al Comune, secondo la L.R. 19/98, spetta il compito 1) di individuare gli ambiti degradati del Comune da assoggettare a riqualificazione (art. 2 comma1) e 2) di elaborare il programma di riqualificazione raccordandosi con i soggetti pubblici e privati che partecipano all’attuazione del programma (art. 4 comma 1) di dimensioni e consistenza tali "da incidere sulla riorganizzazione della città (art. 4 comma 3) e non solo di una zona limitata e contenente la dettagliata descrizione degli interventi da realizzare nonché delle risorse da investire da parte dei soggetti pubblici e privati" (art. 4 comma 4).
Infatti il programma deve contenere in particolare "i costi dell’intervento e la ripartizione degli stessi fra i soggetti partecipanti al programma (art. 4 comma 4 punto c), nonché i tempi di esecuzione del programma e le diverse fasi temporali di realizzazione degli interventi (art. 4 comma 4 punto d)".
Tutto quanto sopra manca dall’impianto della proposta di delibera in cui il Comune, oltre a pretestuose motivazioni per dimostrare un degrado che non c’è, non segue la procedura corretta atta soprattutto a individuare i costi dell’intervento e i tempi di realizzazione e la successione temporale degli interventi, per garantire l’interesse pubblico in tutte le fasi di predisposizione e di attuazione del programma.
Al contrario, la proposta di delibera adotta il PII "secondo le indicazioni grafiche contenute negli allegati di progetto" che non altro sono se non uno studio , "approfondimento della fattibilità preliminare di edilizia ed urbanistica del Centro della Salute (pag. 2 relazione del tecnico)"; cioè non siamo nemmeno a livello di progetto preliminare (ciò che viene approvato è solo, in sostanza, uno studio di fattibilità , vale a dire un livello tecnico insufficiente per una decisione di tale livello, che implica oltretutto una variante urbanistica, in totale difformità dalla procedura della L.R. 19/98).
Infine, è abbastanza sconcertante che il tecnico (pag. 4) accrediti il PII a) come qualificante il verde pubblico esistente (senza specificare come) e b) quale "potenziamento minimo" delle residenze (negando l’evidenza di un fabbricato di 5 piani con 20-25 appartamenti non previsti né dal piano di lottizzazione, né dal PRG vigente, né dal PSC.