Lista civica metodo partecipativoDa Partecipa.Appunti (di Claudio Torrenzieri e Mauro Collina) tratti dalle esperienze svolte nel lavoro formativo della lista civica Partecipazione democratica di Castrocaro Terme e Terra del Sole
Cos'è una Lista CivicaIl Dizionario di Italiano Garzanti alla voce Lista civica offre la seguente (scarna, ma essenziale) definizione: "lista elettorale presentata alle elezioni amministrative, autonoma rispetto ai partiti tradizionali, con un programma che mira ad affrontare e risolvere problemi locali". Una lista civica è di fatto un nuovo partito politico che, a differenza di quelli tradizionali, assume più una caratteristica di movimento d'opinione temporaneo e a dimensione locale. Questa definizione è però molto limitativa ed estremamente generica se si analizzano i percorsi fondativi, i principi ispiratori, e le metodologie adottate da quelle liste civiche di recente costituzione che si richiamano alla pratica politica della "democrazia partecipativa" come alternativa alla "rappresentativa". I modelli di riferimento sulle esperienze di "democrazia partecipativa" sono tanti e vari, da quelli svizzeri («i due principali strumenti di democrazia diretta sono l'iniziativa popolare e il referendum entrambi presenti a livello federale, cantonale e comunale») a quelli statunitensi (nel New England, il "town meeting, che esiste da più di due secoli, è spesso citato come la forma più pura di democrazia diretta, in cui il potere di governo non è delegato, ma esercitato direttamente e con cadenza regolare da tutta la popolazione - http://www.comune.torino.it/treguaolimpica/youngwords/programma/townmeeting.pdf) fino a quelli emblematici di Porto Alegre dove l'esperienza partecipativa, riferita allo specifico del bilancio comunale «ha migliorato in modo significativo la vita di migliaia di persone e ha ridotto clientelismo e corruzione ... ha sviluppato il senso di responsabilità collettiva e di appartenenza alla comunità , la capacità di risolvere i conflitti e di costruire patti sociali, la coscienza critica e il controllo sull’operato dei politici, ma anche la comprensione di quanto è complesso gestire una metropoli» (http://spazioinwind.libero.it/rfiorib/bilancio/bilancio_cangemi.htm). Il fenomeno delle "liste civiche in democrazia partecipativa", così come si sta sviluppando in varie parti del nostro Paese e con varie modalità , è sicuramente recente ma non per questo ampio, variegato, credibile e praticabile. A dimostrazione della tendenza in corso si possono citare le tante amministrazioni locali che da alcuni anni attivano percorsi di partecipazione diretta dei cittadini su vari aspetti delle problematiche comunitarie, da quelle sul bilancio a quelle sugli strumenti urbanistici, fino alle modifiche significative in questo senso degli statuti comunali. Ma il fermento più evidente di questa tendenza lo si desume dal dibattito in corso, interno alla sinistra (http://www.ilmanifesto.it/g8/portoalegre/3c77ae73d0368.html), sulla definizione di una nuova identità politica che si richiami ai principi della "democrazia diretta e di autogoverno" e sulla necessità di "mettere in rete fra loro"(http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=10421), di coordinare, quelle liste civiche, quei movimenti politici che si fondano, sperimentano e promuovono reali occasioni di partecipazione democratica dei cittadini, con lo scopo di superare l'attuale sistema elettorale meramente rappresentativo e di "delega in bianco" ai partiti tradizionali. Il confronto per ora è ancora affidato ai tanti forum, di tipo prevalentemente informatico, che dimostrano quanto sia vivace e articolato il dibattito e il confronto per costruire, dal basso, un reale cambiamento di rotta nella definizione di un'identità politica nuova (http://www.verademocrazia.it/nuovo/ - http://www.listapartecipata.it/ - http://www.nuovomunicipio.org/ - http://www.democraticidiretti.org/ ect..) di quei movimenti, di quei comitati, di quelle associazioni politiche e quindi di quelle liste civiche che, in questo percorso di maturazione democratica, si fondano, sperimentano, promuovono, in alternativa ai partiti tradizionali, la "democrazia partecipativa". Una lista civica così come è stata fino ad ora delineata, si configura non propriamente come un partito tradizionale, ma piuttosto come un'organizzazione politica di tipo nuovo, libera ed aperta a tutti, a dimensione sia locale (il territorio come identità primaria) sia "sovra-comunale" (in rete con altre organizzazioni simili), con una logistica interna di tipo orizzontale e non verticistica, con metodologie di progettazione politica fondate sulla partecipazione (informazione, formazione, azione) quindi sul confronto, sul dibattito e sulla condivisione di obiettivi comuni (improntati sulla valorizzazione dei beni pubblici) e di scopi operativi e tangibili da perseguire, con candidati che siano dei delegati al servizio dei cittadini e non rappresentanti dei partiti, un'organizzazione politica quindi indipendente dai partiti tradizionali e a questi alternativa.
Candidati: RequisitiPosizioni e incarichi
La democrazia partecipativa si deve affiancare ed integrare ai meccanismi più tradizionali di democratica rappresentativa, rafforzando il contenuto sostantivo dell'ideale democratico. Attivare un percorso di partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica significa innanzitutto far fronte allo scollamento ormai cronico ed endemico fra il "palazzo" e la società civile, fra la classe politica e la cittadinanza; dall’altra, promuovere e sperimentare in positivo forme di coinvolgimento, di responsabilizzazione e di accesso dal basso all’esercizio del potere sull’organizzazione della comunità . l'organizzazione internaL'organizzazione interna nasce non come partito ma come movimento politico aperto, libero e gratuito, senza tessere, a partecipazione democratica e orizzontale. Unico metodo di elezione interna è quello delle primarie. Soltanto dalla partecipazione diretta popolare può nuovamente nascere interesse ed un maggiore senso di responsabilità sociale, attitudini di fondamentale importanza per una politica nonviolenta, ecologica, sociale. Il voto deliberativoPartendo dall'assunto che in democrazia, nessuna deliberazione ha a che vedere con la ragione o il torto, la verità o l’errore. Non esiste nessuna ragione per sostenere che i più vedano meglio, siano più vicini alla verità dei meno … Considerazioni preliminari:
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| nel caso B) nei gruppi composti da 3 a 5 componenti solo 1 si trova in minoranza, ma nei gruppi più numerosi il numero degli elementi in minoranza aumentano progressivamente | nel caso C) il numero dei partecipanti in minoranza diventa numericamente più significativo venendo a crearsi una situazione di "spaccatura" netta del gruppo |
nessuna decisione è per sreversibilità di ogni decione
Questo dimostra che se ci si prefigge di riconoscerci e di praticare e promuovere la logica della democrazia diretta e partecipativa in opposizione a quella rappresentativa o a maggioranza, dato che la democrazia è fondata sugli individui e non sulla massa occorre trovare una soluzione che dia valore reale al presupposto per cui la democrazia implica la reversibilità di ogni decisione e quindi adottare un metodo che abbia come scopo ultimo comunque la condivisione della scelta, senza dover ricorrere a forme compromissorie ma attuando dei correttivi strategici tali da evitare o ridurre drasticamente decisioni assunte col metodo della maggioranza ma, persistendo delle divergenze, per evitare che l'esito emerso a seguito del voto crei emarginazione nei confronti delle minoranze ma si pongano le basi perché queste vengano riconosciute, valorizzate ed abbiano realmente dignità politica in quanto tali ovvero sia riconosciuta loro autonomia e libertà di espressione ed abbiano quindi un ruolo non secondario nello sviluppo della scelta adottata a maggioranza.
dialogo, discussione, confronto = metodo del consenso
Ora dato il principio per cui la democrazia è discussione e ragionare insieme propongo che il tutto il percorso logistico sulle decisioni da assumere (dalla definizione dell'odg, alla priorità dei punti in odg, dal voto sui punti in odg, all'esito del voto stesso, dalla adozione dell'esito passando per l'attuazione fino alla conclusione) si segua questa procedura motivata:
- premesso che l'organizzazione (... ) si propone di "costruire un progetto politico (locale) per la gestione e la valorizzazione dei beni comuni e collettivi (risorse pubbliche e private, sia materiali - il territorio - sia immateriali - i servizi) secondo il principio del beneficio di equità e reciprocità (e sussidiarietà orizzontale) attraverso l'adozione forme di confronto, di modalità gestionali, di mezzi economici e strumenti decisionali e democratici che prevedano l'inclusione, il coinvolgimento, l'aggregazione, la consultazione di tutti i cittadini (delle loro rappresentanza sociali e dei diversi attori socio-economici del territorio) secondo i principi di trasparenza e legalità e con l'adozione di metodi decisionale propri della democrazia diretta e partecipativa (... )" , tutto ciò premesso ...
1) tutti gli aderenti hanno diritto a sottoporre alla "assemblea degli iscritti" o ai "gruppi di lavoro tematici" temi, argomenti, obbiettivi, da inserire all'odg (... )
1.a) i temi e gli argomenti da proporre all'odg dovranno essere presentati in forma scritta, contenere in apertura la dicitura "tema, argomento, obbiettivo da sottoporre alla stesura dell'odg della riunione indetta per il giorno", un titolo breve, un indice, una presentazione sintetica e una scheda finale di motivazione che dimostri l'attinenza con gli obiettivi dell'organizzazione e ai principi della democrazia diretta e partecipativa o che abbiano una ricaduta positiva nel perseguimento degli scopi e degli obbiettivi dell'organizzazione o che siano propedeutici a promuovere, divulgare, sperimentare, realizzare occasioni di democrazia diretta e partecipativa (...)
1.b) per forma scritta dei temi, degli argomenti e degli obbiettivi si intende un dattiloscritto in formato A4 senza limite di stesura; il documento in copia singola potrà essere fatto recapitare ai partecipanti l'incontro o consegnato agli stessi in occasione dell'incontro oppure inviato anche per e-mail agli indirizzi dei partecipanti (... )
2) i proponenti dei temi ed argomenti posti all'odg non potranno svolgere in assemblea o nel gruppo lavoro il ruolo di facilitatore o di coordinatore in quanto, portatori di istanze, non potrebbero essere equilibrati ed equidistanti rispetto al ruolo del facilitatore o coordinatore (... )
2.a) il facilitatore o coordinatore ha il compito di (... )
3) l'odg dovrà essere comunicato, a mezzo email e/o sms e/o per iscritto, a tutti gli aderenti entro 5 giorni dalla data di convocazione dell'assemblea o, trattandosi di gruppo di lavoro, entro 2 giorni dalla data prefissata per l'incontro dello stesso (... )
3.a) a causa di motivate esigenze di urgenza (ad esempio riunioni in date troppo ravvicinate opp. ... - da elencare i vari motivi), l'odg potrà essere comunicato con altre tempistiche e modalità da prevedere ed elencare (... )
4) all'inizio della riunione dell'assemblea o dei gruppi di lavoro il facilitatore o coordinatore darà lettura dei titoli dei temi all'odg; al primo punto ci sarà comunque e sempre l'approvazione del verbale dell'incontro precedente; (...)
4.a) i proponenti o i portavoce di più aderenti o di gruppi di lavoro (presentatori) dei temi posti all'odg avranno diritto ad esporre in modo sintetico i punti salienti dell'argomento stesso, così che l'assemblea o il gruppo di lavoro abbia un quadro più articolato dei contenuti dell'odg (... )
5) il facilitatore o coordinatore per stabilire l'adozione di un criterio di priorità , sia per quanto riguarda la trattazione dei punti all'odg sia per quanto riguarda obbiettivi, azioni, compiti, ect. da perseguire, svolgere, realizzare ect., dovrà sempre sottoporre all'assemblea la proposta di una votazione deliberativa, secondo le modalità descritte al successivo punto 7) così da poter definire una graduatoria condivisa.
5.a) Nel merito della adozione di priorità su obbiettivi da perseguire, azioni da compiere, ect., l'assemblea potrà votare, in modo palese, o per alzata di mano o attraverso una scheda di valutazione delle priorità (...)
fac-simile scheda valutazione per definizione delle prioritÃ
| Obbiettivi - azioni - compiti | Punteggio da 1 a 10 | Identificativo del votante |
| La riqualificazione urbanistica, socio-abitativa e turistica del centro storico di Castrocaro | | |
| la messa in sicurezza e la tutela dal degrado del Mastio della fortezza di Castrocaro | | |
| La riqualificazione urbanistica, socio-abitativa e turistica del centro storico di Terra del Sole | | |
| La valorizzazione sociale, economica e culturale, il riconoscimento formale di "frazione territoriale" della comunità di Sadurano | | |
| Il padiglione delle feste: un progetto di destinazione d'uso confacente con un turismo culturale sostenibile | | |
| Per una area attrezzata per la sosta dei camper | | |
| eccetera | | |
5.b) Nello specifico relativo alle priorità nella trattazione dei punti all'odg l'assemblea potrà votare, in modo palese, o per alzata di mano o attraverso l'uso di una scheda di valutazione delle priorità , a questa votazione non potranno partecipare i presentatori dei singoli temi (...)
fac-simile scheda valutazione per definizione delle prioritÃ
In relazione alla sommatoria ottenuta da ogni singolo tema, partendo dal punteggio massimo e in ordine decrescente verrà riordinato l'odg per la trattazione degli argomenti (... )
| Titolo del tema | Nome del presentatore o del gruppo proponente il tema | Punteggio da 1 a 10 | Identificativo del votante |
| Marciapiede in via vai | Pinco Pallino | 5 | Tizio Primo |
| Inquinamento aria fritta | Caio Sesto | 6 | Tizio Primo |
| Eccetera | Bruto Quinto | 9 | Tizio Primo |
5.c) nel caso in cui al termine dell'incontro alcuni temi non fossero stati trattati per mancanza di tempo gli stessi saranno riproposti all'incontro successivo con le stesse modalità di presentazione e di votazione delle priorità ad eccezione che per motivi strutturali (nel frattempo sono cambiate le questioni, il problema è stato superato, il problema ha assunto connotati diversi e quindi una diversa trattazione) il presentatore non ritenga più trattabile il tema così come era stato proposto (... )
6) la trattazione dei temi e degli argomenti dovrà avvenire secondo il principio del conoscere, confrontarsi, discutere, condividere, per cui:
a) il presentatore potrà far conoscere i contenuti del tema in oggetto in un tempo prefissato di 3 - 5 minuti (...)
b) il facilitatore potrà invitare i partecipanti a porre domande di chiarimento (stabilendo un tempo massimo) alle quali il presentatore dovrà dare risposte esaurienti in un tempo massimo (...)
c) il facilitatore porrà in discussione l'argomento ricevendo preventivamente l'elenco nominativo dei partecipanti che vorranno trattare l'argomento, in mancanza di elenco preventivo il facilitatore dovrà operare con diligenza nel dare la parola ai partecipanti che lo chiedessero per alzata di mano e secondo l'ordine della successione, dando ad ogni interlocutore non più di 2 minuti per la sua dichiarazione (...)
c.1) la discussione potrà avere una durata prestabilita o senza limitazione di tempo con facoltà di stabilire (sia da parte dei partecipanti sia da parte del facilitatore) la modalità preventivamente (... );
d) nel caso in cui durante la discussione emergesse l'esigenza, l'istanza, la consapevolezza di dover superare l'argomento originario integrandolo con altri già posti all'odg o da formularsi ex novo, il facilitatore avrà la facoltà di sospendere la discussione e di rinviarla per approfondimenti ad altra riunione assembleare o gruppo di lavoro (...)
d.1) il presentatore potrà sempre chiedere la sospensione o il rinvio della trattazione dell'argomento motivandone la ragione (... )
e) al termine degli interventi, della discussione, prima della condivisione dell'argomento trattato e quindi della sua sintesi, il presentatore dovrà dichiarare se (...):
e.1) l'esito è rispondente alle aspettative e confacente con gli scopi prefissati (...)
e.2) l'esito è tale per cui l'argomento debba essere revisionato e quindi riproposto in altra riunione facendo proprie le istanze raccolte (...)
e.3) l'esito è difforme in tutto o in larga parte per cui sia la formulazione sia l'obbiettivo originario del tema è completamente disatteso per cui, in questo caso, il presentatore potrà chiedere di porre in votazione il tema così come era stato presentato in origine;
(in questo caso si ritiene non si debba mai ricorrere alla sua votazione nella forma originaria e/o parziale in quanto è evidente la distorsione creatasi e per evitare che il confronto non sia stato produttivo si ritiene si debba procedere ad una revisione dell'argomento facendo proprie i contributi raccolti durante il confronto - in questo caso si darà la possibilità al presentatore di rimodellare la proposta per addivenire ad una condivisone la più ampia e partecipata) (...)
In relazione alla dichiarazione del presentatore questa verrà posta in votazione secondo le successive modalità (...)
7) le votazioni saranno sempre in forma palese e dichiarata o per alzata di mano o con scheda aperta; le votazioni col metodo della scheda segreta riguarderanno solo ed esclusivamente la nomina di persone nel rispetto della privay (...)
Si potrà votare l'argomento per intero o anche punto per punto (...)
La modalità del voto (palese) sarà decisa dall'assemblea utilizzando il metodo delle priorità così come indicato al precedente punto 5) o per alzata di mano o per scheda
7.a) fac-simile scheda di modalità di voto (...)
| Titolo del tema | Favorevole | Contrario | Astenuto | Identificativo del votante |
| Documento intero | | | | Tizio Primo |
| Per punti o paragrafi | | | | Tizio Primo |
Se prevarrà uno o l'altro dei metodi deliberativi si procederà alla votazione secondo l'esito ottenuto
7.b) fac.simile scheda di voto deliberativo (...)
| Titolo del tema e/o dei singoli punti o paragrafi | Nome del presentatore o del gruppo proponente il tema | Punteggio da 1 a 10 | Identificativo del votante |
maggioranza e minoranza = pesi e contropesi
A questo punto ritorno ai ragionamenti della premessa per provare a formulare una metodologia di votazione tale per cui debba sempre valere la logica che ogni deliberazione in cui una maggioranza sopravanza numericamente una minoranza non è una vittoria della prima sulla seconda.
E’ invece una provvisoria prevalenza che assegna un duplice onere: alla maggioranza di dimostrare poi, nel tempo a venire, la validità della sua decisione; alla minoranza, di insistere per far valere ragioni migliori, per cui:
- nel caso di un esito di voto ottenuto a maggioranza sia semplice sia qualificata, a quel punto si dovrà ridare la parola alle minoranze venute a crearsi permettendogli così di spiegare meglio le loro ragioni di opposizione per poter ritrovare un consenso più ampio; (...)
- in questo caso se ad essere in minoranza è un solo partecipante, lui solo avrà diritto di replica, mentre se in minoranza si dovessero trovare più partecipanti con posizioni diverse fra loro, verrà data a loro la possibilità di formulare un'istanza comune o in mancanza di questa più istanze; (...)
- si potrà a questo punto, sentite le ragioni delle minoranze, ridiscutere l'argomento secondo le modalità iniziali e al termine la procedura di cui al precedente punto e); (...)
- persistendo però situazioni di esito maggioritario si dovrà dare alle minoranze la possibilità di essere nominate verificatori della validità della decisione e nel qual caso quella scelta si dimostrasse improvvida le stesse minoranze avranno facoltà di chiedere all'assemblea di far rettificare quella scelta originaria promuovendo una nuova proposta decisionale e quindi una rettifica di rotta dell'impegno assunto in precedenza. (...)
- al termine dell'incontro dovrà essere sempre e comunque stilato un verbale (per punti e sintetico) che verrà sottoposto all'approvazione nell'incontro successivo, il verbale dovrà essere redatto congiuntamente fra il coordinatore e i presentatori entro 48 ore dal termine dell'incontro e comunque entro la data di convocazione dell'incontro successivo (...)
Percorso di lavoro
- raccolta delle istanze a valenza pubblica, delle problematiche territoriali, delle criticità sociali, delle sollecitazioni culturali, delle proposte operative, dei bisogni collettivi (si tratta di effettuare un sondaggio di tipo oggettivo e soggettivo, di imputare in entrata i segnali di cambiamento dello status dei beni collettivi)
- reperimento delle informazioni e dei dati relativi (implementazione del sondaggio con dati oggettivi e misurabili, di tipo tangibile - rassegna stampa, petizioni, misurazioni statistiche, quantificazioni socio-economiche ect.)
- check-up dell'opinione pubblica (si tratta della "misurazione" dell'opinione pubblica del grado di percezione dell'importanza dei problemi sulle varie istanze raccolte al fine di identificare un ordine qualitativo e quantitativo delle priorità e/o della massa critica del valore insito)
- messa in agenda di un problema pubblico (un problema viene identificato come meritevole di - attenzione e viene iscritto nell'agenda dei lavori, viene quindi proposto all'odg del gruppo di lavoro o dell'assemblea)
- progettazione (studio, elaborazione e negoziazione delle valenze obbiettive attraverso le fonti disponibili e reperibili - sondaggi, documenti ect. - per stabilire un corso d'azione, una "messa in opera", per dare attuazione alla fase di sviluppo e di soluzione della istanza o del problema politico)
- decisione (un gruppo viene reso partecipe degli elementi conoscitivi fra le alternative a disposizione di una soluzione particolare da applicare al problema, ne discute i contenuti, li elabora e poi li condivide attraverso l'adozione di un voto deliberativo)
- implementazione (la fase della "messa in opera")
- valutazione (si tratta della valutazione dei risultati, che può portare alla estinzione dell'azione promossa o a una sua ridefinizione)
Cosa sono i "beni comuni"
“I beni comuni o beni pubblici sono una classe di beni che si presentano nell’esperienza sociale come presupposti di ogni forma di agire e insieme come esiti – voluti e non volti – dell’interazione tra attori. Esempi classici di tali beni sono un paesaggio apprezzato, la vivibilità urbana, la fiducia negli scambi sociali, un saper fare diffuso.†(Carlo Donolo “l’intelligenza delle istituzioni†1997)
Quindi il tema della cura dei beni comuni è argomento da democrazia partecipativa e di formazione di consenso civico diffuso. Salute, ambiente, istruzione, sicurezza, territorio, spazio, tempo, possono essere considerati beni comuni che tutti utilizzano ma che possono essere fortemente degradati da un uso irresponsabile o dalla loro mancata ricostruzione. Si può dare di questo ruolo una interpretazione più conservatrice (alla lettera: conservare e curare il patrimonio di beni che esistono) o più progressiva (lottare per mettere questi beni effettivamente a disposizione di tutti o incrementare la loro dotazione per l’intera società o per ciascuno), ma proprio per questo è possibile pensare al tema dei beni comuni come a un nucleo che unisce tante forze di azione collettiva, così diversamente ispirate e motivate.
I beni comuni sono beni universali cioè di interesse generale:
i beni comuni sono beni accessibili a tutti, condivisibili da tutti e patrimonio di tutti.
I beni comuni sostanziano il contratto per vivere insieme che ciascuna comunità umana si dà ; non è possibile di conseguenza alcuna decisione di alienazione degli stessi e diventa necessaria una loro gestione partecipata.
La loro non-negoziabilità ed indisponibilità al mercato deve arrivare sino a considerarli anche giuridicamente qualcosa di "altro" dalla proprietà statale o privata : essi sono più compiutamente beni di proprietà sociale, la cui gestione deve essere non solo necessariamente pubblica, ma deve altresì comportare obbligatoriamente la partecipazione dei cittadini.
Occorre individuare e definire con la partecipazione dei cittadini prima di ogni progetto di trasformazione le “risorse essenzialiâ€, le “invarianti strutturali†e lo “statuto del territorioâ€.
Significa che è necessario individuare gli elementi che costituiscono l’identità del territorio come insieme di beni patrimoniali “comuni†e le regole per la loro valorizzazione “sostenibileâ€.
I beni patrimoniali comuni del territorio
E' importante discutere e identificare i beni patrimoniali comuni del territorio:
- le risorse essenziali del territorio: aria, acqua, terra, energia
- il patrimonio storico, artistico e culturale
- l'ambiente naturale
- il paesaggio
- le forme di conoscenza collettiva
- i saperi e le culture locali
La condivisione dei beni comuni
La condivisione dei beni comuni nel processo di realizzazione della democrazia partecipativa deve quindi avere un ruolo centrale.
Per questo motivo gli ambiti della democrazia partecipativa si devono allargare alle seguenti aree di intervento nella gestione dei beni comuni:
- Servizi e reti pubbliche: acqua, trasporti, rifiuti, energia, telecomunicazione
- Urbanistica: Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico
- Bilancio (partecipativo)
- Opere pubbliche
I soggetti portatori di interessi
Le seguenti domande possono costituire un’utile guida per procedere alla corretta individuazione dei soggetti portatori di interessi:
- Chi è responsabile o ha causato il problema?
- Chi nella comunità è direttamente influenzato dal problema?
- Chi interno, vicino o esterno alla comunità è indirettamente influenzato dal problema?
- Chi può subire effetti positivi o negativi dipendenti dal problema?
- A chi sta a cuore il problema al punto da essere coinvolto o da fornire aiuto?
- Chi sono i “senza voce†per i quali è necessario prevedere una speciale attenzione?
- Chi sono i rappresentanti di coloro che verosimilmente saranno influenzati?
- Chi può avere lo stesso problema in altre comunità o paesi?
- Chi può essere interessato a conoscere il problema?
- Chi è responsabile nel monitorare/regolamentare il problema?
- Chi ha il potere di darti ciò che ti serve?
- Chi ha potere sui soggetti che hanno il potere di darti ciò che ti serve?
- Chi sono i tuoi oppositori?
- A chi è di beneficio il mantenimento dello stato attuale?
- Chi verosimilmente si potrebbe mobilitare a favore o contro l’iniziativa?
- Chi può contribuire con risorse finanziarie e tecniche?
- Quali comportamenti è necessario cambiare affinché l’iniziativa abbia successo?â€
Gli incontri periodici tra cittadini
Gli incontri periodici tra cittadini, loro organizzazioni (forum, comitati, associazioni ect) ed interlocutori amministrativi sono indispensabili per due motivi:
- portare a soluzione casi e situazioni difficili;
- fare una verifica dello stato dei rapporti e dei programmi comuni
A tal fine le azioni da mettere in cantiere per rendere efficaci gli incontri periodici sono:
- concordare preventivamente un’agenda dei temi da trattare, in modo tale da non perdere tempo in chiacchere;
- prevedere un’ordine del giorno conclusivo in cui siano indicate le decisioni assunte;
- comporre una delegazione, evitando colloqui personali tra il responsabile del gruppo e l’amministratore delegato o l’amministrazione nel suo complesso
- dare pubblicità alle decisioni assunte;
- prevedere la partecipazione all’incontro dei responsabili dei servizi e dei settori a cui si riferiscono i problemi sollevati;
- fissare la data dell’incontro successivo per dare continuità agli impegni.
Tavoli, protocolli, consulte
Si tratta di una “tecnologia†di democrazia diretta che risponde alla strategia della tutela, vale a dire il coinvolgimento diretti di tutti i soggetti implicati dal tema.
Forum dei cittadini e/o Comitati di frazione sono istituti mediante i quali la cittadinanza può chiedere di essere convocata o può autoconvocarsi per discutere un problema specifico assieme ai responsabili istituzionali, i quali sono tenuti ad intervenire e dare le loro risposte. I forum dei cittadini possono essere utilizzati quando esistono decisioni o progetti sui quali la popolazione non è stata adeguatamente informata e/o sui quali esistono conflitti (dai tragitti degli autobus, agli orari dei negozi, dal servizio della nettezza urbana e così via).
La formalizzazione e il riconoscimento dei comitati di frazione consente un coinvolgimento diretto nelle pratiche di democrazia partecipativa, svolge un ruolo di promozione sociale e culturale, è formativo al decentramento e al confronto ....
Le consulte sono costituite con la presenza di rappresentanti dei cittadini, la loro funzione è fondamentale nel caso di provvedimenti che influiscono sulla organizzazione dei servizi e sulla vita della collettività .
Partecipare per decidere
Abbiamo sempre affermato che "la sovranità appartiene al popolo" (così come recita la Nostra Costituzione Repubblicana) ma che la democrazia esclusivamente rappresentativa esautora questo diritto fondamentale delegando a dei "professionisti della politica" le scelte fondamentali che riguardano tutti (indistintamente) i cittadini.
Sappiamo anche che lo strumento per eccellenza di partecipazione attiva dei cittadini alla vita collettiva della propria comunità locale è il referendum propositivo e deliberativo!
Uno strumento questo che impaurisce gli stessi "professionisti della politica", veri e propri oligarchi della rappresentatività popolare!
Alla semplice richiesta di introduzione nello Statuto comunale, provinciale o regionale di strumenti partecipativi-decisionali dei cittadini, gli amministratori pubblici ("eletti" rappresentanti e non tanto delegati portavoce) rispondono con argomenti fuorvianti del tipo: Il referendum deliberativo costituisce sostanzialmente una minaccia per la democrazia rappresentativa.
Oppure che non sono ammissibili per legge. Senza poi specificare a quale Legge si riferiscono!
Senza neanche sapere che "La riforma della legge 142/1990 (integrata dalla Legge 3 agosto 1999, n. 265- ndr), approvata in via definitiva dal Senato il 22 luglio 1999 (A.S. 1388, A.C. 4493), ha toccato pure il comma 3 dell’articolo 6, che prima recitava: «Possono essere previsti i referendum consultivi anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini». In sostanza, è stato soppresso l’aggettivo «consultivi» e quindi, implicitamente, si sono ammessi anche i referendum deliberativi, abrogativi o costitutivi.» (vedi "principi fondanti")" [ citazione Ettore Rotelli (in pdf) ]
E' quindi ovvio che per ri-attivare processi inclusvi dei cittadini occorre ottenere questa indispensabile modifica statutaria, senza la quale, qualcun'altro, dopo aver promesso "mari e monti" e dopo aver disatteso le più elementari aspettative, decide sulla "pelle di tutti" appellandosi al "potere della maggioranza" e dimenticando che invece dovrebbero essere, loro stessi, i garanti dell'interesse collettivo e delle più elemantari norme di partecipazione reale!
la verità che scotta sui partiti
I partiti «Hanno occupato - denunciava Berlinguer - gli enti sociali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche,gli ospedali, le università , la Rai, alcuni grandi giornali...».
Ora sono passati ventisette anni, c’è stata di mezzo Tangentopoli e gli opinionisti, tutti contenti, hanno spiegato che non è la stessa cosa perché ormai infettati son tutti, nessuno escluso.
Sono sorti così negli anni recenti migliaia di enti inutili, organismi di presunte promozioni, fotocopie di comodo degli assessorati già esistenti, duplicati di funzioni e quant’altro l’inventiva partitocratica è riuscita ad immaginare.
Questa “razza†partitocratica, impropriamente definita classe dirigente, è paragonabile ad una pianta parassitaria infestante che ha trovato un particolare terreno di coltura nel regionalismo spurio e nel localismo trionfante, frutto della riforma del Titolo V della Costituzione.
Il federalismo sconnesso che ne è seguito e che perverrà al suo massimo quando il resto della riforma andrà in porto, con compiacimento massimo dei suoi autori e fruitori, renderà ancor più penetranti e abbarbicate le radici della malapianta.
Una delle differenze di fondo con la Prima Repubblica sta, infatti, nello spostamento del potere e delle fonti di finanziamento dal centro alla periferia.
Se allora i colpi portati ai vertici della Dc, del Psi e dei partiti minori, condussero alla loro scomparsa, oggi il sistema nel suo assieme è più resistente e incollato a tutta la realtà geopolitica del Paese.
Non ci si trova solo di fronte a singoli filoni di malaffare o a centri specifici di corruzione ma ad un sistema organico, inscindibile dal sistema politico.
Una “razza†che conta ormai centinaia di migliaia, forse un milione di individui, subentrati ai vecchi apparati che hanno soppiantato, sostituito e moltiplicato attraverso l’esercizio in prima persona della gestione tecnica e amministrativa della sfera pubblica allargata.
E’ una “razza†che si riproduce per cooptazione, per partenogenesi, per agnizione riconoscente capace di regolare le interne gerarchie con leggi elettorali ferree che non consentono intrusioni.
Dunque, niente primarie autentiche ma farse propagandistiche, niente candidature scomode ma regia perfetta dell’ordine prestabilito, devoluta a pochi capi branco, niente congressi rissosi, vecchio stile, ma armoniose cerimonie.
Sua caratteristica precipua è la naturale allergia per la professionalità competitiva, la valenza tecnica, la qualità culturale.
Traendo la propria ragion d’essere dall’esercizio della macchina politica, intesa come strumento di potere e per il potere, ed avendone esteso l’utilizzazione molto oltre il dovuto, ne consegue che le competenze vere, attinenti alla funzione di ogni posto ricoperto, rappresentano una contraddizione da cancellare alla radice.
Con conseguenze umilianti per milioni di giovani e meno giovani che hanno studiato e si sono preparati inutilmente ad affrontare le scelte professionali, armati solo della loro cultura, capacità e senso dello Stato.
L’opinione pubblica percepisce la sostanziale omogeneità dell’universo politico così inteso.
L’antipolitica, il grillismo, la silenziosa protesta astensionista, l’accorata delusione di tante persone dabbene sono il frutto di siffatta omogeneità .
Per contro le tenzoni elettorali e le polemiche che le precedono e le seguono appaiono come gare fra consimili, armati di marchi concorrenti per accattivarsi, comunque, il mercato politico.
Un suk in cui è ormai scontato che prevalga il venditore-acquirente più dotato di animal spirits e più congeniale al comune qualunquismo imperante.
Il controllo dal basso per il potere di tutti
- "Ogni società fino ad oggi è stata oligarchica, cioè governata da pochi, anche se rappresentanti di molti; oggi specialmente, malgrado la diffusione di certi modi detti democratici, il potere (un potere enorme) è in mano a pochi, in ogni Paese. Bisogna, invece, arrivare ad una società di tutti, alla omnicrazia." (Aldo Capitini LETTERA DI RELIGIONE del 15/8/1963)
- "Tutta la comunità deve essere articolata in forme di democrazia e autonomia che rendano sempre presenti i cittadini alle varie decisioni." (Aldo Capitini EDUCAZIONE APERTA II pag.130)
- L'assemblea è una riunione di persone con un potere di espressione, di deliberazione, di opposizione, di influenza. (Aldo Capitini POTERE DI TUTTI, pag.433)
- "L'obbiezione più frequente che viene fatta ai sostenitori della democrazia diretta è che le condizioni attuali della civiltà e i compiti che stanno davanti ai dirigenti delle comunità umane sono tali che esse richiedono non un potere condiviso, disperso, ignorante ma concentrato e competente. Se vogliamo, si dice, che l'insieme abbastanza complesso della società attuale funzioni, dobbiamo affidarci ai tecnici, cioè a persone che siano capaci di guidare tale funzionamento. E' evidente che il potere dei competenti o tecnici va condizionato." (Aldo Capitini OMNICRAZIA nel POTERE DI TUTTI pag.93)
- "Le società attuali sentono sempre meno l'obbligo di tenere un conto adeguato dei due elementi che trasformano la democrazia in omnicrazia: le assemblee e l'opinione pubblica." (Aldo Capitini POTERE DI TUTTI, pag.95)
- " Tutta la comunità deve essere articolata in forme di democrazia e autonomia che rendano sempre presenti i cittadini alle varie decisioni." (Aldo Capitini EDUCAZIONE APERTA II pag.130)
- " La scuola nella sua vita interna deve rinnovarsi: costituirsi come una comunità con iniziative interne, introdurre nei metodi d'insegnamento il lavoro per gruppi, il dialogo, rimuovere le impostazioni tendenziose e retoriche. Contrastare le classi dominanti, che hanno chiesto l'obbedienza ai gruppi di autorità invece che l'obbedienza allo spirito di una democrazia in continuo sviluppo, rinnovando l'insegnamento dell'educazione civica, perché essa sia la preparazione a partecipare, nel modo meglio informato e più attivo, alla complessa vita della comunità e al miglioramento della sue strutture sociali e giuridiche, tendendo a liberare l'individuo in una sempre più autentica socialità ." (Aldo Capitini EDUCAZIONE APERTA II pag.296)
autobiografia di Aldo Capitini